M. Giuseppe

Luogo:

Fatto

M. Giuseppe, assistente edile in Milano e sfollato in Ardena, quivi conosceva la signorina Rolandi Angela ed una sua compagna Lanella Mariuccia. Dopo qualche tempo questa ultima gli parlava dei suoi sentimenti antifascisti e gli confidava che insieme con la Rolandi si era adoperata più volte, con esito favorevole, ad espatriare in Svizzera ebrei, perseguitati politici e prigionieri alleati. Nel dicembre 1943 lo stesso M. conosceva Della Pria Radames, presentatogli dalla Lanella.

Il 6 marzo 1944 questa ultima veniva tratta in arresto in Milano ed accompagnata al commissariato della g.n.r. di via Copernico.

Qualche giorno prima era già stato arrestato e tradotto allo stesso commissariato il Della Prim Radames. L’una e l’altro erano accusati di avere favorito espatri clandestini di ebrei, partigiani e prigionieri: l’uno e l’altra vennero posti a confronti col M. Il 10 marzo fu infine arrestata la Rolandi, che trattenuta per poche ore in via Copernico, dove poté vedere, senza però parlargli, il M., fu rinchiusa nelle carceri di san Vittore a Milano.

La Lanella, il Della Pria e la Rolandi, furono internati nel campo di Mauthausen, Auschwitz e Belsen, la prima vi è morta: ne hanno fatto ritorno, dopo la liberazione dal nemico, il Della Pria e la Rolandi, questa ammalata di tubercolosi.

Il M. è accusato di essere stato l’autore della delazione a carico dei tre, da lui incolpati presso i nazifascisti di favoreggiamento negli espatri clandestini di ebrei e perseguitati politici.

Diritto

Il Dalla Pria è stato arrestato in Milano il 3 marzo 1944 in circostanze singolari. Esso aveva avuto in precedenza solo due o tre incontri col M. Una volta costui gli offerse il proprio appartamento in Milano, via Pacini, offerta declinata; altra volta chiese al Della Pria se era disposto ad ospitare in Ardena un suo conoscente, e ne ebbe risposta negativa.

Il 3 marzo 1944 il M. si recò ancora in casa del Della Pria a Milano pregandolo di far espatriare un suo conoscente. Il Della Pria stava parlando con una signora e due giovani ed all’apparire del M. interruppe ogni discorso: al che il M. diceva che di lui potevano fidarsi e pregava comunque il Della Pria di attenderlo una decina di minuti che gli avrebbe accompagnata la persona da espatriare.

Il Della Pria, che diffidava del M., fece subito uscire i suoi ospiti, indossò il soprabito per allontanarsi a sua volta, ma sulla scala incontrò tre militi fascisti dai quali fu arrestato.

Accompagnato in Via Copernico, gli vennero contestati gli espatrii clandestini e nel pomeriggio subì un confronto col M.

Costui era entrato al commissariato libero nella persona. Nel mentre del confronto pianse e singhiozzò, celandosi il viso col fazzoletto. Su di lui gli agenti fingevano di menar nerbate, che invece cadevano sode sul Della Pria. Implorò dal Della Pria di dir la verità, di confessare che favoriva gli espatri e che proprio esso M. era andato a proporgli l’espatrio di un suo conoscente.

Il Della Pria negò, asserendo che il M. gli aveva invece proposto una vendita di stoffe. Trattenuto il primo in arresto, il M. se ne ritornò tranquillo a casa.

Di questo episodio del confronto col Della Pria, va osservato che mai l’imputato ha tenuto parola in periodo istruttorio. Ma se l’omissione può essere giustificata dalla mancata contestazione (se pur in questo caso affermi ora l’imputato di averne parlato al giudice inquirente) resta una domanda: da che sarebbe sorta la necessità od opportunità di un confronto tra il Della Pria e il M., dato che questo ultimo fosse ignoto, come afferma, nell’attività che i nazifascisti ad esso Della Pria ascrivevano a colpa? Nei rapporti della Lanella l’imputato ha bensì cercato di fornire una spiegazione, ed ha ancora aggiunto di essere stato posto a confronto prima con la Lanella e a distanza di un’ora circa, col Della Pria; ma neppure in tal modo è spiegata la necessità del confronto con il Della Pria, neanche sotto il profilo di sospetti già concepiti dalla polizia fascista e limitati, al dir dell’imputato, alla Lanella ed alla Rolandi. Il Della Pria, ripetesi, fu arrestato il 3 marzo 1944, qualche giorno prima della Lanella. Non è quindi possibile che sia stata la confessione di costei a rivelare ai nazifascisti l’organizzazione ed i nomi dei tre clandestini favoreggiatori di espatri, ed in particolare il nome del Della Pria. L’ipotesi della confessione della Lanella è stata esternata altresì dal Della Pria, e dall’imputato; ma è manifestamente assurda. E’ una ipotesi, perché dopo arrestati, il Della Pria mai ebbe più a parlare con la Lanella. Comunque l’eventuale confessione di costei non potrebbe certo servire ad individuare alcuna persona, ancor prima che detta confessione sia resa. Se invece il Della Pria viene identificato dalla g.n.r. prima, che la Lanella potesse parlare di lui, tale identificazione deve risalire ad una causa diversa che trova la sua spiegazione precisamente nel confronto fra il Della Pria ed il M.

La Lanella è morta: è però possibile ricostruire l’episodio di chi è stata al centro e con assoluta certezza, sulle deposizioni del Rolandi Francesco e Rolandi Angela, questa ultima compagna di internamento in Germania.

Il dubbio ed il rimprovero che dopo il suo arresto, la Lanella avesse rivelato il nome della Rolandi, era stato già insinuato in costei dal M. e fu subito dalla Rolandi esternato in Milano, non appena si incontrò nel carcere di San Vittore con la Lanella. Il grido accorato di lei, i giuramenti più fervidi, dissuasero la Rolandi che la sua disgrazia in qualsiasi modo potesse risalire alla Lanella; lunghi mesi passati nei vari orribili campi di concentramento, Mauthausen, Auschwitz, Belsen, tra sofferenze inenarrabili, angoscie tormentose, nella più stretta comunione di lavoro e di preghiera, dettero infine alla Rolandi la certezza che contro di lei non era stata la Lanella a formulare alcuna delazione, sia pure involontaria.

Rolandi Francesco, recatosi a Bergamo a visitare la figlia in attesa della deportazione in Germania, ebbe da lei la conferma di essere stata denunziata dal M.

Ma la deposizione della Rolandi Angela è importante da un duplice punto di vista: e cioè per quanto le fu riferito dalla Lanella sulla propria sorte e per quanto attiene quella subita direttamente dalla teste. Sul primo punto questa ebbe notizia dettagliata del confronto subito dalla Lanella col M., della preghiera da lui rivolta di salvarlo, escludendo che egli avesse collaborato ad espatri di ebrei: esclusione che infatti venne formulata dalla Lanella e che doveva rientrare nel suo piano generale di difesa. Ma una volta assicurata la posizione personale del M., è costui che attacca la Lanella, alla quale contesta di essersi adoperata in favore di alcuni ebrei di Brescia e di averne ricevuto un compenso di l. 50.000. E’ qui che cade la ragazza: perdendo il controllo, risponde di aver ricevuto solo l. 8.000: in tal modo confessa, accusandosi. L’imputato, per rimuovere sul proprio conto ogni responsabilità nell’arresto della Lanella, afferma che la stessa, dopo circa tre mesi che gli aveva confidata la propria attività in espatri clandestini, gli telefonò ripetute volte in Milano per sentire se voleva ospitare in casa sua per una notte o due una signorina di razza ebraica proveniente (?) da Milano (fog. 16 retro). L’imputato non specifica quale fu la sua risposta: aggiunge però apoditticamente: le telefonate vennero intercettate dalla autorità che già da mesi sospettava sull’attività svolta dalla Rolando e dalla sua amica (Lanella). A distanza di pochi giorni infatti esso imputato ricevette un invito di presentarsi al comando di Via Copernico. Tale spiegazione evidentemente non chiarisce perché mai nel confronto avuto con la Lanella, il M. avrebbe dovuto farle presente l’opera da lei prestata per gli ebrei di Verona e il comando ricevutone.

E’ d’altro lato assai poco verosimile che la ragazza usasse proprio del telefono, notoriamente controllato alla censura, per rivolgere ripetutamente una richiesta del genere pretesa dal M. L’inverosimiglianza è poi addirittura l’impossibilità ove si pensi che la Lanella risiedeva a Lavena, e non a Milano; quivi non aveva alcuna abitazione né alcun telefono il cui numero potesse portare ad identificarla.

Nel caso che taluno usi di un apparecchio pubblico o anche privato ma non proprio, a funzionamento automatico, se è possibile alla censura durante la comunicazione accertare il numero degli apparecchi ricevente e trasmittente, l’accertamento del numero non significa sempre accertamento delle persone che hanno telefonato. Telefonando al M., il quale ha ammesso di essere stato titolare di un certo numero telefonico a Milano, esso solo al più poteva essere individuato dalla polizia, dato che aveva intercettato la telefonata della Lanella; ma per identificare questa ultima la polizia avrebbe dovuto cominciare proprio a far capo all’imputato, il quale invece, invitato a presentarsi all’ufficio di Via Copernico dopo qualche giorno dalla telefonata, si trova in faccia alla Lanella prima ed al Della Pria in un secondo momento.

Per la prima valutazione della difesa dell’imputato occorre passare all’esame dell’altro punto della deposizione della Rolandi.

Costei dichiara che il 7 marzo 1944 il M. le fece sapere da un suo incaricato in Varese, che era stato denunciato all’upi dalla Lanella e che perciò stesse in guardia. L’imputato in istruttoria aveva spontaneamente dichiarato la circostanza, se pur con dettagli diversi, da quelli indicati dalla Rolandi, spiegando che prima del confronto con la Lanella gli erano stati letti all’ufficio di via Copernico i verbali d’interrogatorio da costei resi, nei quali essa aveva fatto i nomi di tutti coloro che seco lei collaboravano e tra tali nomi vi era quello della Rolandi.

Come si è già, rilevato, l’imputato non accennava però affatto al Della Pria che egli ben conosceva e col quale era stato posto a confronto subito dopo quello avuto con la Lanella.

Come già detto, se il Della Pria è stato arrestato dai nazifascisti il 3 marzo 1944 e la Lanella il 6 marzo, la ipotetica confessione di costei non potrebbe esser causa dell’arresto e della accusa al Della Pria.

Il 7 marzo 1944 il M. dunque informa la Rolandi del pericolo che la minaccia, indicandole come fonte la confessione della Lanella, che non aveva invece compromesso alcuno.

Il 10 marzo la Rolandi è arrestata: durante una sosta alla stazione ferroviaria di Varese, in un caffè, entrò il M. che le chiese perché fosse là e se le fosse arrivato il preavviso di stare in guardia. Il milite che accompagnava la ragazza, le vietò di rispondere e il M. si allontanò dopo aver fatto una strizzatina con l’occhio al milite stesso. A Milano essa, senza esser posta a confronto con l’imputato e senza esser nemmeno interrogata è mandata al carcere di San Vittore dove s’incontra con la Lanella, cui (secondo quanto già detto dal M.) rimprovera di essere stata tratta in arresto per la di lei denuncia. La Lanella nega recisamente, da quanto riferisce alla Rolandi, si ha modo di ricostruire i fatti quali effettivamente si svolsero. Il particolare degli ebrei di Verona e del compenso ricevuto, non poteva esser stato appreso dal M. che per confidenza fattagli dalla Lanella. Il M. esagerò la cifra del compenso ad arte, e così provocò la smentita della ragazza, che cadde in una confessione implicita.

Il Della Pria nella stessa mattina in cui fu arrestata ebbe la visita del M. e la sua provocatoria offerta. Perché mai costui avrebbe dovuto subire i due confronti colla Lanella e col Dalla Pria se né l’uno né l’altro lo hanno incolpato di aver concorso in espatrii clandestini. Perché tanta cura a notiziare la Rolandi dell’imminente arresto, ad avvicinarla durante la traduzione a Milano; fatto questo che avrebbe dovuto provocare inquietudine nell’imputato, se fosse stato vero che per la Lanella e il Della Pria esso aveva già subito dei confronti?

In conclusione:

  • A parlare di una confessione resa dalla Lanella all’upi a danno della Rolandi è stato primo il M. la mattina del 7 marzo 1944 in Varese, quando fece avvisare la ragazza che era in pericolo.
  • Nessuna confessione a danno del Della Pria poteva essere resa dalla Lanella perché questa fu arrestata il 6 marzo 1944, mentre il Della Pria era stato già arrestato tre giorni prima.
  • Nessuna confessione di alcun genere né contro la Rolandi né contro il Della Pria, fu resa davanti all’upi dalla Lanella: questa invece dopo aver scagionato il M. di ogni sospetto di partecipare negli espatrii clandestini, cadde nel tranello tesole da lui che le contestò un caso specifico di espatrio per un compenso di gran lunga superiore a quello percepito: la spontanea ed avventata rettifica della somma avuta, significò la confessione della propria colpa.
  • Dato che la Lannella, oltre di sé, non accusò altri, l’arresto della Rolandi non può aver origine diversa da quella che causò gli altri due arresti.

In questo stato, alla Corte non sembra dubbia la responsabilità del giudicabile, sia pure se la valutazione degli elementi raccolti porti ad una conclusione per esclusione – conclusione che però ha riscontro in altre risultanze, più particolarmente quelle che scaturirono dalla deposizione del Cameroni.

Costui, conoscente della Rolandi, avendola vista portare a Via Copernico, poté avvicinare a Via Copernico proprio il milite che la aveva accompagnata a cui il M. aveva strizzato l’occhio quando fu negato alla Rolandi di rispondere alla sua domanda. Dall’identico milite, cui era stata corrisposta dal teste una buona mancia, questi seppe che la ragazza e i suoi compagni erano stati denunziati dal M. E’ manifesto che il milite in parola conoscesse l’imputato, che l’indicazione di lui quale delatore, non fosse campata per aria. Si è voluto insinuare per quanto in sordina, che delatore possa essere stato tal Milani, pure residente in Ponte Tresa, ma il tentativo è frustrato, sia perché non ha avuto alcun rapporto con la Rolandi, sia perché i confronti avvenuti in Via Copernico identificavano senza equivoco la persona dell’imputato.

E mette ancora conto ricordare i tentativi da costui opposti per sfuggire al Della Pria che, rientrato in Italia, lo ricercava: di fronte ai pugni e calci con cui esso tempestava la porta, alle grida furibonde, non trovò di meglio che fuggirsene, in mutande. La prova raccolta contro l’imputato è dunque imponente. Circa l’elemento doloso, non è necessario spendere troppe parole. Il M. ha indicato alla g.n.r., della quale faceva parte l’upi, tre individui che egli sapeva adoperarsi per espatriare clandestinamente ebrei, perseguitati politici, prigionieri di guerra. E tanto sapeva dalle confidenze ricevute dalla Lanella e dalla Rolando. La volontarietà e coscienza della delazione più particolarmente poi si appalesano nei ripieghi e negli espedienti posti in essere, onde far credere che l’arresto del Della Pria e della Rolandi fosse conseguenza della confessione della Lanella o, peggio ancora, sue telefonate al M., intercettate dalla polizia repubblicana. […]


Imputato del reato di cui all’art.5 legge 27.7.44 n.159 in relazione all’art.1 legge n.142 per avere, posteriormente all’8 settembre 1943 provocato, con le sue dichiarazioni rese alla polizia repubblicana, l’arresto e la deportazione in Germania di Dalla Pria Radames di Luigi, Rolandi Angela di Francesco e Lanella Mariuccia, l’ultima di costoro non ha dato più notizie di sé.

In esito all’odierno orale pubblico dibattimento, sentito il P.M. la difesa e l’imputato che primo ed ultimo ebbe la parola.

P.Q.M.

Visti gli art. 58 c.p.m.g. 483, 488 c.p.p. 9 d.l.l. 27.7.44 n.159 dichiara M. Giuseppe colpevole del reato ascritto e lo condanna alla pena di anni dodici di reclusione, alla confisca del patrimonio in favore dello Stato ed al pagamento delle spese processuali.

Anno:
1946

Tribunale:

Corte di Assise Speciale di Varese

Presidente:
Zoppi Alberto

Tipologia di accusa:
Delazione

Accusati:

mostra tutti

Vittime:

mostra tutti

Collocazione:

Archivio di Stato di Varese, Corte di Assise Speciale, b.