G. Franco

Luogo:

In esito all’odierno orale pubblico dibattimento, tenuto in contraddittorio dell’imputato; udito il P.M., la difesa dell’imputato che per ultimo ha avuto la parola.

Ritenuto in fatto che con esposto 4 aprile 1946 il Dott. Emanuele Weisselberger, nato in Romania, res. A Milano, di razza ebraica, ha denunziato che quale principale azionista della Macpim, esercente il commercio macchine, durante il periodo di occupazione nazifascista, dovette vivere clandestinamente per sfuggire alle persecuzioni razziali e far nascondere la propria macchina in varie località; che continuando ad occuparsi dell’acquisto di macchine, aveva avuto rapporti con certo G. Franco, al quale aveva consegnato la somma di L. 75mila per accordi da versare ai venditori e della quale invece il G. si era appropriato; che per timore che le sue malefatte venissero scoperte, il G. doveva aver concepito un piano diabolico in base al quale nell’aprile 1944 si erano presentati da lui, nell’abitazione di corso Venezia […], i militi fascisti V. Luigi e M. Luigi, i quali, affermando che il G. lo aveva denunciato come ebreo e che pertanto dovevano arrestarlo, avendo il G. rivelato anche il luogo dove esso Weissenberger teneva nascoste le macchine, si inducevano infine ad acquietarsi della somma di L. 175mila quale prezzo della mancata esecuzione, somma che egli versava sotto la minaccia dell’arresto e della deportazione in Germania; che trascorse poche settimane, mentre egli si riteneva relativamente tranquillo, si era da lui presentato certo D., non meglio identificato, anch’esso altro milite fascista e delle S.S. italiane per arrestarlo per il suddetto motivo razziale, ma che egli era riuscito a fuggire passando per il tetto; e qualche giorno dopo si erano ripresentati da lui i predetti V. e M., i quali, dicendosi sicuri di riuscire a persuadere il D. a desistere da ogni ulteriore azione, avevano preteso altre lire centomila, che il V. venne a ritirare qualche giorno dopo ritornando ancora dopo qualche giorno e pretendere altre lire ventimila affermando che il D. non si era contentato delle precedenti, la qual somma pure ottenne. Avendo poi il Weisselberger qualche giorno prima della denunzia incontrato e fatto trarre in arresto uno dei due che si erano presentati ad arrestarlo, chiedeva che contro di tutti si procedesse a norma di legge.

All’odierno dibattimento il Weisselberger ha aggiunto che il G., contro il quale aveva fatto procedere a sequestro dei beni a cautela del suo credito, aveva alienato i beni stessi colpiti da detto sequestro, effettuato circa un mese prima che il V. e il M. si recassero da lui la prima volta, che nell’intervallo tra il primo intervento di questi due e quello del D. aveva avuto occasione di incontrare per la strada il G., che perciò aveva visto che egli era tuttora libero; che il G. aveva un’amante impiegata al gruppo Oberdan, da cui dipendevano il V. e il M..

Il G., arrestato su ordine di cattura eseguito dopo che era stato già notificato il decreto di citazione, si è difeso al dibattimento asserendo che un giorno, avendo incontrato a un caffè di porta Venezia tre sue conoscenti, di cui una attualmente defunta, mentre delle altre due non ha saputo fornire alcuna indicazione, e richiesto perché di trovarsi in istato di abbattimento, gli era avvenuto di dire ad alta voce che un ebreo gli aveva fatto un pignoramento relativo; che inteso ciò, due uomini che si trovavano lì vicino vollero avere più precise notizie dei fatti. Ha negato di aver successivamente visto il Weisselberger.

Nel dibattimento è stata data lettura del verbale d’interrogatorio del V., (contro il quale è stato dichiarato non doveri procedere per collaborazionismo, per amnistia, mentre poi il P.M. procedente ha ordinato lo stralcio del procedimento nei confronti del V., M. e D. per il reato di estorsione) dal quale verbale risulta che esso V. si recò insieme al M. ad avvistare il Weisselberger dietro ordine del suo tenente, avendo il G. presentato contro di lui denunzia al gruppo Oberdan; che l’offerta del danaro partì dal Weisselberger purché desistessero dall’arresto e che il denaro venne consegnato dopo che, a richiesta di costui, essi provvidero a farsi restituire dal suo socio il contratto di società nella compravendita delle macchine; che il denaro fu versato al tenente; che successivamente fu lo stesso Weisselberger a intestarlo per intervenire presso il D., il quale non gli volle dire da chi il Weisselberger fosse stato ancora una volta denunziato.

Alla stregua di queste prove si ritiene la Corte che in effetti il G. abbia denunziato il Weisselberger volontariamente per farlo arrestare per motivi razziali. La tesi prospettata al dibattimento di un suo comportamento eventualmente solo colposo e non doloso non ha base di fondamento per la sua inverosimiglianza e perché non suffragata da alcuna prova, essendosi l’imputato trincerato dietro la morte di uno dei suoi pretesi testi e l’ignoranza del nome degli altri due, e perché d’altra parte quanto afferma al riguardo il V. è pienamente attendibile, perché diversamente egli non avrebbe potuto fare il nome di persona che altrimenti non doveva conoscere e contro cui non ha motivi di odio (né comunque ciò giovava alla posizione del V. stesso) e con tanta ricchezza di particolari, precisando fin dal momento in cui si recò ad arrestare il Weisselberger che la denunzia era stata fatta al gruppo Oberdan dal G. e che egli conosceva l’attività svolta dal Weisselberger e che sapeva dove teneva nascoste le macchine di cui faceva commercio.

Ma vi sono elementi sufficienti per ritenere che l’imputato abbia agito per fini di lucro per escluderlo dall’amnistia? Il P.M. all’udienza ha ritenuto di dover credere che l’imputato abbia preso parte alla spartizione del bottino. Ma a prescindere che ciò non forma oggetto dell’accusa contestata, è contraddittorio per aver voluto l’arresto del Weisselberger quale ebreo (e secondo l’accusa di questi all’udienza, il G. avrebbe rinnovato la denunzia, provocando l’intervento del D., quando dopo quello precedente al gruppo Oberdan avrebbe contestato che era ancora libero per averlo visto per strada) e possa contemporaneamente non aver voluto l’arresto stesso e concorrere alla spartizione del bottino, fatto di cui manca qualsiasi prova ed al quale il P.M. che ha proceduto all’istruzione ha mostrato di non prestar fede, ordinando la separazione dei procedimenti.

La esistenza del fine di lucro va quindi considerata nella prospettata eventualità di sottrarsi all’azione penale per truffa, ma questo è un motivo troppo remoto, e per il quale comunque mancano prove sufficienti, sia pure che non si voglia considerare il fine come irraggiungibile, purchè il Weisselberger aveva già instaurato un giudizio civile col sequestro, giudizio che avrebbe potuto essere perseguito dai familiari del Weisselberger o quando meno dal curatore ai beni dello stesso; onde è a ritenere che al fatto il G. sia stato determinato più che altro da motivi di odio, in ritorsione all’effettuato sequestro: ciò sia che il G. abbia fatto la sola denuncia che provocò l’intervento del V. e del M. per arrestarlo, sia che abbia fatto anche quella che provocò l’internamento del D., del che manca ogni prova, avendo a dire del V., non avendo voluto palesare il D. l’autore della denuncia.


Imputato del delitto di cui agli art. 5 D.L.L. 27.7.1944, n.159, D.L.L. 22.4.1945, n.142 e successive modifiche. 58 C.P.M.G. per aver collaborato col nemico a scopo di lucro e [ill.] per aver nell’aprile 1944 denunciato all’Ufficio politico del gruppo Oberdan di Milano l’ebreo dott. Weisselberger Emanuele suo creditore, il quale venne subito ricercato.

Per tali motivi

Visti gli articoli 479 C.P.P. e 3 D.P. di amnistia 22.6.1946; ritenuto insufficiente la prova del fine di lucro.

Dichiara non doversi procedere a carico del G. Franco per il reato ascrittogli, nonché estinto il reato stesso per amnistia, e ordina l’immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa.

Anno:
1947

Tribunale:

Corte di Assise del Circolo di Milano. Sezione III Speciale

Presidente:
Di Giovanni Emanuele

Tipologia di accusa:
Estorsione

Accusati:

mostra tutti

Vittime:

mostra tutti

Collocazione:

Archivio di Stato di Milano, Sentenze della Corte di Assise Straordinaria, b.