Mitterstieler Pietro

Luogo:

Pietro Mitterstieler, già milite del S.O.D. venne nell’autunno del 1944 arruolato nella polizia politica germanica (S.D.) ed, almeno dal novembre del medesimo anno sino alla fine di aprile 1945,prestò servizio, come guardiano addetto alla disciplina interna, con la divisa delle SS germaniche ,nel campo di concentramento di Bolzano, In detto campo, fra i non numerosi guardiani adibito all’incarico di particolare fiducia della immediata sorveglianza sugli internati, egli fu uno dei più crudeli persecutori degli italiani, e dei più fedeli servitori della Germania nazista. Nel campo, che era una stazione di transito, perché la maggior parte dei detenuti vi rimanevano soltanto temporaneamente, prima di essere deportati in Germania, e generalmente nel campo di eliminazione di Mauthausen, erano rinchiusi di solito circa tremila internati: la disciplina era affidata a circa trenta guardie della SS, che erano gli elementi più temuti, prestando un servizio ben diverso da quello degli altri addetti alla sorveglianza esterna. Per essere gli internati nella maggior parte ormai scomparsi o dispersi, e per non potersi, con riguardo delle esigenza di economia processuale, curare il rintraccio di un maggior numero di testi sparsi in diverse regioni, l’accusa si è limitata a citare alcuni testi residenti in Bolzano o facilmente reperibili altrove, i quali, però, hanno fornito sull’attività criminosa dell’imputato ampie informazioni, relative, non soltanto ai maltrattamenti da essi personalmente subiti, ma pure al contegno dell’imputato avuto in confronto della generalità degli infelici cui toccò la tristissima sorte dell’internamento.

Da tutti i testi il Mitterstieler è stato descritto come guardiano zelantissimo, che percorreva tutti i reparti del campo, specialmente anche il blocco E, dove erano custoditi i detenuti politici più strettamente vigilati, munito sempre di qualche arnese che usava per percuotere gli internati, ed almeno di    una bacchetta rigida di legno. I testi Novello, Salvadè (Cici) e Arrigoni hanno precisato che portava abitualmente anche una verga di ferro rivestita di tela, con alle due estremità un ulteriore rivestimento di cuoio; il teste Perhelfter ha precisato che portava anche un nervo di bue, e da informazioni assunte dall’autorità di pubblica sicurezza, interrogando l’altro guardiano Maier, risulta che teneva una coda di bue dentro la manica dell’abito. Dalle dichiarazioni della Salvadè del Novello, del Perhelfter, e dei testi Anderle, Frigo, Rech Daldosso e Giannotti risulta che, ostentando lucidissimi stivaloni colpiva gli internati; ed anche essi testi, con calci, schiaffi, frustate e bastonate; per colpire si serviva anche di un paletto di ferro col quale venivano trasportate le marmitte del rancio, il teste Anderle ha precisato che frequentemente l’imputato si recava nel blocco E, e là, con ogni pretesto dava botte a non finire ; il Perhelfter [in alcuni passaggi il cognome è scritto Perhlefter n.d.a.]  lo vide una volta colpire con violenza col nervo di bue un internato del blocco D alla mano destra e al polso, così gravemente che quello dovette per otto giorni portare la stessa mano con una legatura al collo. Il Giannotti ha dichiarato che era uno dei peggiori guardiani del campo, che non faceva altro che percuotere a destra e sinistra e solo negli ultimi tempi, poco fine della fine della guerra, cercò di mostrarsi buono […] Il teste Arrigoni fu dal Mitterstieler violentemente colpito con la verga di ferro sul dorso, e riportò dal fatto una lesione gravissima della spina dorsale, che gli produce continui dolori a una diminuzione della capacità lavorativa […] Il teste Novello ha ricordato che trovandosi fuori servizio il Mitterstieler compiva di tanto in tanto, di propria iniziativa, astiosi e crudeli atti di persecuzione contro i poveri internati.

Così riprendendo una pratica già in disuso da tempo, rimetteva in esecuzione un antico ordine secondo il quale gl’internati, anche d’inverno e con la neve, nel rigido clima di Bolzano, dovevano andare al lavoro giornalmente, fuori del campo, vestiti di abiti di tela, senza poter indossare sotto quella uniforme i loro abiti borghesi più pesanti […]

Indipendentemente dall’altra, generale, la questione particolare posta dalla difesa (che l’imputato, per aver optato per la Germania ed averne acquisita la cittadinanza, non fosse punibile per reati di collaborazione col nemico invasore) è necessaria, e può essere risoluta nei limiti ed agli effetti del giudizio di cui trattasi.

L’Italia non ha emanato provvedimenti legislativi speciali per la punizione di atrocità commesse sul suo territorio da cittadini tedeschi, o da altri stranieri, in danno di italiani con atti che sarebbe impossibile o difficile punire, o punire adeguatamente come reati comuni, previsti dal Codice penale o da altre leggi preesistenti, eppure gravissimi atti, come commessi ledendo i principi elementari di umanità. E’ quindi, da esaminare se l’attività complessa dell’imputato, certo non analizzabile alla stregua delle norme comuni sui delitti di percosse o su altri reati perseguibili in base a querela delle persone offese, sia punibile come delitto di collaborazione col tedesco invasore a sensi degli articoli di legge citati in epigrafe, nell’imputazione.

Il Pubblico Ministero ha concluso per la punibilità, accogliendo un parere, autorevolmente espresso, secondo il quale, essendo il reato per cui si procede un reato contro la sicurezza dello Stato, vale per esso il principio generale stabilito nell’articolo 242, Il capoverso, del Codice penale comune, di considerare […] anche chi abbia perduto per qualunque causa la cittadinanza italiana […]

Ciò premesso, in base alle risultanze del processo, il Mitterstieler come uno dei più spietati aderenti ai peggiori metodi di oppressione politica della Germania nazista, e dei più crudeli aguzzini dell’internati di Bolzano, va dichiarato colpevole […]

Pur trattandosi nella specie di un caso molto grave e molto odioso di collaborazione, si ritiene, tenuto conto della condizione personale dell’imputato, optante in possesso del certificato di cittadinanza germanica, di applicare a carico dello stesso la pena della reclusione in misura poco superiore al minimo stabilito dalla legge […]


Imputato del delitto di collaborazione col tedesco invasore a sensi dell’art.1° D.D.L. 22-4-1945, nr.142, per avere in Bolzano, posteriormente all’ 8 settembre 1943, collaborato col tedesco invasore, arruolandosi volontario nella Gestapo e commettendo, quale guardiano del campo di concentramento di Bolzano atti di bestiale maltrattamento in danno di numerosi internati.

Per questi motivi: la Corte […] lo condanna alla pena di quattordici anni di reclusione, alla interdizione perpetua dai pubblici uffici, e al pagamento delle spese processuali. Ordina che al termine della pena di reclusione, lo stesso Mitterstieler sia sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata. Ordina la confisca dei beni dello stesso Mitterstieler, a vantaggio dello Stato.

Anno:
1945

Tribunale:

Sezione Speciale di Corte di Assise di Bolzano

Presidente:
Dell'Aira Giulio

Tipologia di accusa:
Altro

Accusati:

mostra tutti

Vittime:

Collocazione:

Federico Steinhaus, Ebrei/Juden. Gli ebrei dell’Alto Adige negli anni Trenta e Quaranta, Giuntina, Firenze, 1994

Bibliografia:

Costantino Di Sante, Criminali del campo di concentramento di Bolzano: deposizioni, disegni, foto e documenti inediti, Raetia, Bolzano, 2019