C. Giulio

Luogo:

Con verbale 4 luglio 1945 il comando la legione Territoriale dei CC.RR. di Roma riferiva che il C. era stato arrestato come sospetto di attività informativa a favore del nemico. In seguito a indagini e specie a dichiarazioni dell’agente nemico, informatore della S.D. B. Ernesto Maria è risultato che il C. aveva collaborato con esso e con l’Uffreduzzi durante l’occupazione tedesca di Roma e in particolare avrebbe denunciato antifascisti e ebrei, ad esempio il Professore Valabrega Roberto, poi deportato in Germania e del quale non si sa più notizia. L’imputato protesta la propria innocenza assumendo che egli aveva conosciuto casualmente il B. Ernesto Maria solo nel marzo 1944 e non aveva collaborato con lui. Negava di aver comunque partecipato all’arresto del professor Valabrega. Risulta in fatto che, dopo l’8 settembre 1943, la propaganda nazifascista aveva fatto speciale breccia sui ragazzi, facilmente infatuabili e tendenti ad entusiasmarsi per ideali fallaci, purché prospettati in modo da eccitare la loro immaginazione. Ciò si è verificato nel Liceo Nazareno dove studiava il C. ed anche in tale scuola molti allievi si erano lasciati suggestionare dalla propaganda nazi-fascista dimostrando notevole eccitamento, portando armi, ricercando antifascisti ecc. Ciò è dimostrato specialmente dalla deposizione del professor Spada che indica il C. come uno dei più scalmanati. Il C. ebbe rapporti con la federazione dell’Urbe e con gli agenti del S.D. Uffreduzzi, B., G., molto prima del marzo 1944, come egli dice, perché egli ebbe in precedenza ad accompagnare nella federazione dell’Urbe un suo compagno di scuola che voleva riottenere una rivoltella sequestratagli dal preside che egli presentò ai predetti agenti. Tale compagno M. Ettore, depone pure sulla dimestichezza che in particolare il C. dimostrava coll’Uffreduzzi negli incontri non rari che avevano. L’epoca di tali fatti, secondo quanto dice il M., risale a epoca molto precedente al marzo e cioè verso il gennaio 1944. La collaborazione del C. dell’S.D., oltre che dalla chiamata di correo del B. imputato in altro procedimento penale e già giudicato, risulta specialmente confortata da una precisa circostanza riferita dalla teste Curcio Stella. Costei, infatti, presso la quale, si recava spessissimo, non si sa bene con quali scopi, da molti ragazzi, compreso il C. ed il B., conferma quando aveva già confessato il B., che cioè il C. aveva lasciato in casa sua per consegnargliela una lista di antifascisti. Il C. nega tale circostanza, ma non vi è nessuna ragione per non credere alla Curcio che non ha alcun interesse ad accusarlo. Si deve poi passare all’episodio più grave che è quello relativo al Professor Valabrega. A riguardo è rimasto assodato che il professor Valabrega era di razza Ebraica e notoriamente antifascista pur senza appartenere a un preciso movimento clandestino. Egli, pertanto, si nascondeva per evitare arresti, ma per ragioni di necessità al fine di sovvenire ai bisogni della famiglia, non aveva smesso di dare lezioni private e in particolare frequentava la casa del C. che conosceva da molti anni e del quale aveva la massima fiducia. Nel novembre del 1943, mentre usciva dal villino C., il Valabrega fu fermato da due agenti della federazione dell’Urbe e, ivi accompagnato. La famiglia si accorse del suo mancato rientro a casa e il suo amico Walter von Beck ne iniziò subito il rintraccio. Con molta audacia si presentò alla federazione dell’Urbe approfittando della sua origine austriaca, come ufficiale delle SS. e ne chiese la liberazione del Valabrega indicandolo come suo agente. Egli apprese con molta sorpresa che al predetto era stato trovato in tasca un manifesto comunista del quale il Valabrega non seppe mai spiegare la provenienza, ma ottenne ugualmente la liberazione del suo amico. Dopo una ventina di giorni il von Beck fu arrestato a sua volta mentre trovavasi  casualmente a via Tasso e accusato di aver fatto fuggire il Valabrega, dopo essere stato messo a confronto con un individuo che non è il C. ma riusciva a fuggire. Il 15 gennaio 1944, sempre mentre usciva dal Villino C., dove continuava ad andare non avendo avuto alcun sospetto contro l’imputato, il Valabrega veniva arrestato, a quanto pare, da agenti tedeschi e poi deportato. Ritiene il Collegio che autore del primo arresto sia indubbiamente il C.. Infatti il teste M. ricorda che l’imputato gli confidò il suo proposito di far arrestare il professor Valabrega quando usciva dal suo villino e di mettergli in tasca per maggiormente comprometterlo un manifesto comunista. Il M. non ricorda la data in cui ebbe tale confidenza ma la circostanza è così precisa che indubbiamente si può con sicura coscienza ritenere che la confidenza avvenne anteriormente all’arresto e che, poiché esso avvenne con le modalità progettate, fu provocato dal C., che ne attuò la realizzazione secondo il proposito già manifestato. Vi è anche un elemento che conforta tale convinzione e cioè che il Valabrega aveva confidato ai suoi parenti che il C. gli aveva in precedenza fatto presente la necessità di portare un’arma con sé e gli aveva anche offerto una rivoltella a poco prezzo. Anche questo fatto non può considerarsi che come un tentativo per rendere la cattura del Valabrega più importante aumentando l’apparenza della sua pericolosità. Per quanto si riferisce al secondo arresto ritiene il collegio che vi possano essere dei dubbi giacché il di lui padre assume che egli ebbe anche dei sospetti circa il personale di servizio di casa Caffarelli, dove il figlio aveva avuto ricovero. Inoltre, per quanto la località dell’arresto sia uguale a quella del primo arresto, vi sono delle modalità ben diverse in quanto mentre il C. aveva conoscenze con la federazione dell’Urbe i cui agenti avevano operato il primo arresto, non risulta aver alcun rapporto con la polizia di via Tasso, che avrebbe, presumibilmente, operato il secondo arresto. Del resto tale comando potrebbe essersi interessato del Valabrega dopo aver conosciuto che egli era riuscito a liberarsi mediante l’intervento di pseudo ufficiale delle SS. come lo fa supporre che prima avvenne l’arresto anche del von Beck presumibilmente in seguito a informativa della federazione dell’Urbe per sospetti sorti dopo aver rilasciato il Valabrega.D’altra parte all’arresto del Valabrega la seconda volta risulta essere rimasti estranei il B. e l’Uffreduzzi che anzi si lamentarono col Caradonna che si vantava di aver provocato l’arresto. La vanteria del C. di fronte a tutti gli elementi di dubbio surriferiti non è elemento sicuro in relazione alla natura vanagloriosa del C. stesso. Comunque l’accertamento delle responsabilità del C. anche per questo episodio non ha importanza decisiva perché già risulta la sua colpevolezza per il reato ascritto in relazione ad altri episodi che certamente integrano già di per loro il reato stesso. E’ quindi anche irrilevante che non si sia potuto appurare se il fatto che l’imputato dopo che il Professor Spada si dette alla macchia il C. andò a chiederne notizie in casa. E’ molto difficile che egli lo abbia fatto per venirgli in aiuto, specie quando risulta che i rapporti fra essi non erano certo particolarmente buoni, ma non lo si può neanche escludere. I fatti relativi al primo arresto del Valabrega e alla collaborazione coll’Uffreduzzi, oltre che configurare la materialità del reato ascritto ne configurano il fine specifico in quanto il C. non poteva non aver presente l’utilità di tali atti per la conservazione del pseudo governo fascista voluto dal nemico. Ritiene, però, il Collegio; che un’altra indagine debba farsi per la completa responsabilità del C.. Egli al momento nel 1944 non aveva ancora 18 anni e tutti i testi lo dimostrano un ragazzo immaginoso e non ancora maturo. Eguale convincimento può desumersi dalla presenza e dalle caratteristiche esteriori dell’imputato stesso. Inoltre la Suprema Corte ha spesso insegnato che proprio la efferatezza di talune azioni deve far bene esaminare la personalità di chi la compie potendo essere prova della sua normalità. Ora il piano preparato e attuato dal C. per il primo arresto del Valabrega, al quale era legato da molti anni di affettuosa conoscenza, se fosse stato commesso da persona normale dimostrerebbe una perversità tale del tutto incompatibile coll’indole del C. che i suoi conoscenti e i suoi maestri e insegnanti definiscono buono. Unica spiegazione è che egli per la sua giovane età non avesse ancora quella valutazione delle conseguenze dell’azione che è proprio della maturità psichica e che è da sperare ora abbia acquistato in seguito alle sue vicende processuali. Ciò è ancora più importante nel caso di minori di anni diciotto per i quali la capacità psichica non è presunta ma deve essere rigorosamente dimostrata. In conseguenza non vi è dubbio che tutto il suo comportamento al momento del fatto dimostra che egli era allora socialmente pericoloso ma non era ancora capace di intendere e di volere. Egli pertanto va prosciolto per tale ragione ma il proscioglimento deve seguire una misura di sicurezza. Non è invece nulla risultato circa un’attività spionistica del C. contro gli alleati dopo la liberazione di Roma e per tale reato va prosciolto con formula piena.


  1. Di aiuto al nemico per aver collaborato coi tedeschi, in Roma nel periodo dell’occupazione perseguitando antifascisti ed ebrei;
  2. Del reato p.ep. dall’articolo 247 c.p. 268 C.P. per aver favorito il nemico in danno delle Forze Armate Alleate, nelle stesse condizioni di tempo e di luogo.

Assolve C. Giulio dal primo reato trattandosi di persona non punibile per mancanza di capacità di intendere e di volere. Ordina il ricovero dell’imputato in un riformatorio giudiziario per anni tre.  Lo assolve del secondo reato per non aver commesso il fatto.

Anno:
1945

Tribunale:

Tribunale militare territoriale di guerra di Roma

Presidente:
Fantoni Euclide

Tipologia di accusa:
Delazione

Accusati:

mostra tutti

Vittime:

mostra tutti

Collocazione:

Archivio di Stato di Roma, Corte di Assise Penale, Sezione istruttoria, f.248