B. Alessandro

Luogo:

L’ebreo Paggi Goffredo, precettato insieme con molti suoi correligionari pel lavoro obbligatorio, fu assegnato al servizio di bonifica di Sesto Fiorentino, per la sua gracile costituzione, addetto agli uffici amministrativi in via Ricasoli di questa città. La sera del 27 settembre 1943 egli, uscendo dall’ufficio, fu arrestato da due militi repubblicani e condotto alle “Murate” donde passò in un campo di concentramento a Bagno a Ripoli e di là deportato in Germania.

La responsabilità di tale arbitrario arresto dal fratello del Paggi, Prof. Eraclio [?], è stata attribuita al B. con denuncia 13 aprile u.s. diretta all’Alto Commissario.

Ha in tale denunzia il Prof. Paggi dichiarato che il B., assunto fra gli impiegati del Consorzio per imposizione della federazione fascista, era stato riconosciuto, per colui che aveva denunziato il fratello, dal maresciallo, che aveva ricevuto la denunzia, il quale, [ill.] per procedere a tale riconoscimento, era stato insieme con [ill.], compagno d’ufficio dell’arrestato, inviato qualche giorno dopo l’arresto alle sede del consorzio.

Il B., pertanto, denunciato in stato di arresto, è stato, dopo sommaria istruzione, portato al giudizio di questa Corte per rispondere del delitto in rubrica.

Le risultanze istruttorie sono in dibattimento venute a mancare perché, pur avendo il Fartechi [?] confermato di avere appreso dal Commissario dottor Barone che un impiegato del Consorzio aveva denunziato il Paggi, quale ebreo pericoloso in possesso di armi e pronto ad espatriare, e confermato altresì che il B. nei locali del Consorzio era stato perfettamente riconosciuto dal denunciante dal maresciallo Carli, colà mandato a bella posta dal commissario, il detto maresciallo, che del resto anche al magistrato inquirente aveva tenuto a precisare che la denunzia era stata ricevuta non da lui, ma dal commissario nel cui ufficio egli erasi trovato per caso, ha affermato di aver avuto la convinzione che fosse stato il B. a denunziare il Paggi non dalla identità fisica di costui, alla quale egli non aveva badato, con quella del denunziante, ma dalla risposta affermativa di lui alla sua domanda se si fossero visti altrove e non se si fossero visti in ufficio qualche giorno innanzi, come in sede istruttoria aveva deposto. Ha quindi aggiunto di non poter confermare quel riconoscimento, di con tanta leggerezza aveva dichiarato al Fartechi di esser sicuro.

E’ poi quanto mai inesplicabile il comportamento del Commissario Barone (che pare sia detenuto sotto il peso di gravi accuse). Costui infatti non verbalizzò la denunzia, non chiese al denunziante di fare il suo nome, affermò, senza conoscerlo, che costui era impiegato nel Consorzio (è assurdo che il denunziante, deciso a mantenere l’incognito, siasi qualificato per tale), dispose, in base alla denunzia di un ignoto, un provvedimento così grave ed [ill.] di cui sentì poi il bisogno di allontanare da sé ogni responsabilità.

E’ finalmente risultato, non per le proteste d’innocenza dell’imputato o per le deposizioni dei testimoni da lui indotti a discarico, ma per certificazione del C.L.N. e per dichiarazione del Fartechi, che esso imputato era in rapporti di amicizia col Paggi, che al lavoro del Consorzio erano addetti numerosi ebrei, niuno dei quali subì molestie, che l’imputato non ha svolto alcuna attività politica e che fu assunto come impiegato per bisogno di personale e non per pressioni delle organizzazioni fasciste, come il prof. Paggi riferisce nella sua denunzia all’alto commissario, senza specificare la fonte di tale informazione.

Eliminato pertanto quel riconoscimento, che attribuiva unica prova contro l’imputato, costui va completamente assolto.


Imputato del reato p. e punito dall’art. D.L.L. 27.7.1944, n.159 in relaz. All’art. 58 C.P.M.G. per avere in Firenze, dopo l’8 settembre 1943, collaborato con il tedesco invasore, favorendolo nei suoi disegni politici in particolare facendo il 27.12.1943, arrestare l’ebreo Paggi Goffredo che veniva deportato in Germania.

P.Q.M.

Letto l’art. 479 c.p.p.

Assolve B. Alessandro del delitto attribuitogli per non aver commesso il fatto e ne ordina la scarcerazione se non detenuto per altra causa

Anno:
1945

Tribunale:

Corte di Assise straordinaria di Firenze

Presidente:
Moscati Francesco

Tipologia di accusa:
Delazione

Accusati:

mostra tutti

Vittime:

mostra tutti

Collocazione:

Archivio di Stato di Firenze, Sentenze della Corte di Assise Straordinaria