A. Stefano

Luogo:

In esito al pubblico dibattimento tenutosi in data odierna in contraddittorio dell’imputato; sentiti il P.M. ed il difensore dell’imputato il quale primo ed ultimo ebbe la parola.

In fatto e in diritto

L’Ing. Riccardo Lombardi, già prefetto di Milano e oggi ministro dei trasporti, denunciava che nell’aprile 1944 egli doveva recarsi in Svizzera per ragioni politiche, accompagnato dalla propria famiglia. All’uopo furono presi accordi per l’espatrio clandestino che avrebbe dovuto avvenire traverso il lago di Lugano. Il 30 giugno l’Ing. Lombardi e sua moglie e i due figli, di anni 10 l’uno e di anni 5 l’altro, si portarono a Grandola (Como) ove i detti vennero raggiunti da certo A. Stefano, il quale era incaricato di provvedere per il passaggio. Il corrispettivo di L. 60.000 sarebbe stato depositato presso la persona che aveva organizzato l’operazione e sarebbe stata consegnata all’A. ad espatrio avvenuto e previa esibizione di un biglietto a firma del Lombardi, accertante la riuscita dell’espatrio medesimo. L’ingegnere e i suoi familiari raggiunsero in vettura Lima, in comune di Albogasio e ivi trovarono l’A. che li fece proseguire a piedi, mentre egli, presi i bagagli si portò sul lago, dalla riva del quale li avrebbe poi chiamati per imbarcarsi.

Avviatisi per la strada, il Lombardi e i suoi dopo pochi metri si imbattevano in una pattuglia di guardie confinarie, che li invitavano a seguirli in caserma. Quivi furono perquisiti e tenuti in un albergo sotto sorveglianza, sospettati di essere ebrei. Dopo diciotto giorni, specie per l’interessamento del commissario di P.S. Lessa, l’ing. e i suoi familiari potettero essere rilasciati e tornare a Milano.

Naturalmente il Lombardi pensò che a fare la spia fosse stato l’A., tanto più che apprese come costui fosse riuscito abilmente a farsi comunque consegnare L. 60.000.

Istruito il procedimento, l’A. era rimesso a giudizio di questa corte per collaborazionismo (art. 58 c.p.m.g.) e per truffa (art. 640 c.p.).

Osserva che insufficienti devono ritenersi gli elementi emersi a carico dell’A. su [ill.] tenutisi i reati ascrittigli.

Si è già accennato che il pattugliamenti [sic] di confinaria faceva tutte le sere, e in orario diverso, servizio di perlustrazione sulla strada sulla quale fu fermato l’ing. Lombardi e la sua famiglia, onde dalla circostanza del fermo trarsi alcuna illazione per stabilire che proprio l’A. aveva fatto la spia. E del reato l’imputato, noto contrabbandiere, non è emerso che si fosse mai occupato di politica o avesse denunciato chicchessia o fosse confidente della polizia confinaria. A farlo sospettare vi sarebbe l’altra circostanza di avere egli poi esatte le L. 60.000, [ill.] la buona fede della persona che doveva pagare con far credere che l’espatrio fosse in verità avvenuto e che l’ing. Lombardi, stanco, non aveva potuto rilasciargli il biglietto convenuto. [ill.] codesta circostanza, affermata sulla sua denuncia dal Lombardi e negata strenuamente dall’imputato, non ha trovato conferma in veruna emergenza processuale. Anzi, più volte sentito in istruttoria, lo stesso ing. Lombardi (non comparso in dibattimento) non ha saputo o voluto precisare che quella persona fosse, onde non si è potuto traverso la stessa appurare la verità o meno della circostanza in parola.

Lo stesso commissario Dr. Lessa, ha dovuto escludere che il fermo del Lombardi fosse avvenuto per segnalazione di chicchessia, e particolarmente dell’A., mai stato confidente della polizia confinaria e noto contrabbandiere.

Così stanno le cose, non vi è chi non vede che le sole gratuite, incerte e volutamente ammissioni del Lombardi (che non è credibile che ignori chi fosse la persona che aveva combinato l’espatrio e avrebbe versato il compenso pattuito), assicurazioni che poi si riducevano a non altro che vaghi sospetti, non possono costituire nemmeno una prova indiziaria a carico dell’imputato per nessuno dei due reati ascrittigli.

Non resta quindi che mandare assolto dai reati stessi l’imputato per insufficienza di prove.


Imputato a sensi dell’art. 5 D.L.L. 27.7.1944 n. 159 in relazione all’art. 1 D.L.L. 22.4.1945 n.142 e art. 58 C.P.M.G. per avere, posteriormente all’otto settembre 1943, collaborando col tedesco invasore e prestando aiuto al medesimo, denunziato alla milizia confinaria di Gressago [Grezzago?] la famiglia dell’Ing. Riccardo Lombardi (moglie e due bambini) con il quale aveva in precedenza stabilito al di là del confine per il prezzo convenuto di l. 60.000 attribuendo alla famiglia la razza israelita, allo scopo di rendere più sicuro l’arresto.

Del reato previsto dall’art. 640 c.p. per avere con artifizi e raggiri riscosso L. 60.000 pattuite per l’espatrio clandestino, asserendo alla persona di Gardola che gliele avrebbe dovuto sborsare ad espatrio avvenuto, che l’operazione era pienamente riuscita.

Visto e applicato l’art. 479 c.p.p.

Dichiara A. Stefano assolto dai reati ascrittigli per insufficienza di prove e ne ordina la scarcerazione se non trattenuto per altra causa.

Anno:
1945

Tribunale:

Corte di Assise Straordinaria di Como

Presidente:
Console Raffaele

Tipologia di accusa:
Delazione

Accusati:

mostra tutti

Vittime:

mostra tutti

Collocazione:

Archivio di Stato di Como, Corte di Assise Straordinaria, Sentenze 1946.